Per coloro che non sono potuti intervenire alla cerimonia di presentazione del XXIX Festival Regionale del Teatro Amatoriale Città di Montoro (AV), pubblichiamo il documento del Direttivo dell'Associazione di Promozione Sociale Teatro Popolare Montorese, pronunciato dal direttore artistico Alfonso De Vita :
Montoro, 24 Settembre 2026. Apertura del 29° Festival Regionale del Teatro Amatoriale Città di Montoro (AV).
Gentili autorità, cari rappresentanti delle associazioni, amici del teatro e della comunità, ogni volta che ci ritroviamo per inaugurare il nostro Festival Regionale del Teatro Amatoriale, abbiamo la sensazione di compiere un gesto antico e necessario: ridare voce alle comunità, rimettere al centro le persone, riaffermare che la cultura non è un lusso, ma una forma di resistenza civile. Il teatro amatoriale, soprattutto nel Mezzogiorno, non è mai stato un passatempo. È stato e continua a essere una scuola di cittadinanza, un laboratorio di identità, un luogo dove si impara a stare insieme, a pensare insieme, a crescere insieme. Nelle realtà più arretrate, dove spesso mancano spazi, opportunità, infrastrutture, il teatro amatoriale ha svolto la funzione che altrove è affidata alle istituzioni culturali: ha tenuto viva la comunità. Chiunque abbia frequentato le nostre compagnie sa che il teatro amatoriale è fatto di sacrifici, di prove serali dopo il lavoro, di palchi improvvisati, di scenografie costruite con le mani e con l’ingegno. Ma sa anche che è fatto di dignità, di passione, di competenza, di un amore per la scena che non teme confronti e soprattutto sa che il teatro amatoriale è stato, per decenni, l’unico presidio culturale stabile in molti paesi del Sud. Quando mancavano biblioteche, cinema, teatri, centri culturali, c’era sempre una compagnia pronta a mettere in scena un testo, a raccontare una storia, a far ridere, a far riflettere, a far discutere. Il teatro amatoriale ha educato generazioni. Ha insegnato il valore della parola, della memoria, del dialetto, della tradizione. Ha insegnato che la cultura non è qualcosa che si riceve dall’alto, ma qualcosa che si costruisce dal basso, insieme, con pazienza e con orgoglio; oggi, mentre inauguriamo la ventinovesima edizione del nostro Festival, dobbiamo dirlo con forza: il teatro amatoriale è una risorsa strategica per il Mezzogiorno. Non è un fenomeno marginale, non è un folklore da proteggere con nostalgia. È un motore di sviluppo sociale, un luogo di formazione permanente, un ponte tra generazioni, un presidio di comunità. In questi anni, nei vari incontri che abbiamo svolto con le compagnie, con gli amministratori, con gli operatori culturali, è emerso un dato chiaro: dove c’è teatro amatoriale, c’è comunità; dove c’è comunità, c’è futuro. Abbiamo ascoltato storie di gruppi che hanno trasformato un garage in un palcoscenico, di ragazzi che hanno trovato nel teatro un’alternativa alla solitudine, di adulti che hanno riscoperto la bellezza di imparare qualcosa di nuovo, di paesi che hanno ritrovato un’identità grazie a una commedia, a un laboratorio, a una rassegna. E Montoro, oggi, è il luogo ideale per ribadire tutto questo. Perché Montoro è una comunità che ha sempre creduto nella cultura, che ha sempre sostenuto le associazioni, che ha sempre dato spazio alla creatività. E ospitare il Festival significa confermare una vocazione: quella di essere un punto di riferimento regionale per il teatro amatoriale. Ma c’è un messaggio che dobbiamo lanciare con chiarezza: il teatro amatoriale merita spazi adeguati, attenzione istituzionale, programmazione stabile, riconoscimento pubblico. Non può vivere solo di entusiasmo: ha bisogno di strutture, di luoghi, di investimenti. Per questo, ogni edizione del Festival non è soltanto una celebrazione: è anche un invito, un appello, una richiesta di visione. Il teatro amatoriale può essere, e deve essere, parte integrante delle politiche culturali regionali. Non come elemento accessorio, ma come pilastro. E allora, mentre apriamo questa ventinovesima edizione, vogliamo dedicare un pensiero a tutte le compagnie che, con umiltà e con tenacia, tengono viva la fiamma del teatro nei paesi del Mezzogiorno. A chi costruisce scenografie con materiali di recupero, a chi prova fino a tardi, a chi insegna ai giovani, a chi custodisce il dialetto, a chi non si arrende davanti alle difficoltà.
Il Festival è per loro. È per voi. È per tutti noi che crediamo che il teatro non sia solo spettacolo, ma comunità, educazione, identità, futuro. E con questo spirito, con questa consapevolezza, con questa gratitudine, che dichiariamo aperto il 29° Festival Regionale del Teatro Amatoriale.
DOPO AVER RICORDATO PERCHÉ SIAMO QUI, ADESSO È IL MOMENTO DI DIRE PER CHI SIAMO QUI.
Siamo qui per le compagnie, per gli attori, per i registi, per i tecnici, per i volontari, per tutti coloro che spesso in silenzio tengono in piedi un sistema culturale che non ha nulla di “amatoriale” se non il nome. Perché ciò che muove queste realtà non è l’improvvisazione, ma la dedizione; non è la leggerezza, ma la responsabilità; non è il dilettantismo, ma la cura. Negli incontri che abbiamo svolto in questi mesi, ascoltando le esperienze dei gruppi provenienti da tutta la regione, è emerso un tratto comune: il teatro amatoriale è una forma di professionalità civica. Una professionalità che non si misura in contratti, ma in ore di prove; non in cachet, ma in partecipazione; non in curriculum, ma in comunità. E questo Festival, giunto alla sua ventinovesima edizione, è la prova che questa professionalità esiste, cresce, si rinnova. Ogni anno arrivano nuove compagnie, nuovi giovani, nuove storie. Ogni anno il teatro amatoriale dimostra di essere vivo, dinamico, capace di parlare al presente. Montoro, oggi, diventa il palcoscenico di tutto questo: un luogo dove le esperienze si incontrano, dove le tradizioni dialogano, dove le differenze diventano ricchezza. Un luogo che accoglie, valorizza, sostiene. Ma permettetemi di aggiungere un pensiero che nasce proprio dagli incontri svolti con Voi: IL TEATRO AMATORIALE NON CHIEDE PRIVILEGI, CHIEDE RICONOSCIMENTO. Chiede che il suo ruolo venga considerato parte integrante della vita culturale regionale. Chiede che le istituzioni comprendano che investire nel teatro amatoriale significa investire nella coesione sociale, nella formazione, nella prevenzione del disagio, nella crescita dei territori. E allora, mentre ci apprestiamo a presentare il programma di questa edizione, voglio ringraziare ciascuna compagnia per ciò che porta qui: la propria storia, la propria identità, la propria passione. Perché un Festival non è mai solo una rassegna: È UN MOSAICO. OGNI GRUPPO È UNA TESSERA INDISPENSABILE. Il programma che tra poco illustreremo è ricco, vario, coraggioso. Racconta la pluralità del teatro amatoriale campano: la commedia brillante, il teatro di tradizione, il dialetto, la drammaturgia contemporanea, la memoria, la sperimentazione. Racconta la voglia di esserci, di crescere, di mettersi alla prova. E soprattutto racconta una cosa: che il teatro amatoriale non è un passatempo, ma una missione culturale. Una missione che Noi e Voi, con generosità e con competenza, portiamo avanti ogni giorno. Con questo spirito, con questa gratitudine, con questa consapevolezza, entriamo nel vivo del Festival. E iniziamo a raccontare ciò che accadrà sul palco, sera dopo sera, compagnia dopo compagnia, storia dopo storia.


Ecco un modo semplice e concreto per darci un grande aiuto!